L’uomo realizzato

Quando possiamo considerarci pienamente realizzati?

Rincorriamo noi stessi. Leggo sui giornali di statistiche, quozienti di intelligenza, test e punteggi. Ci continuiamo a misurare, alla ricerca di un risultato assoluto che ci tranquillizzi su quello che siamo. Ma non siamo mai soddisfatti. Io mi domando allora: sarà mai possibile trovare un punto di riferimento fisso?

Sono profondamente convinto che siano le azioni a determinarci come uomini, ma fino a dove ci si può spingere con queste azioni? C’è un termine soddisfacente di fronte a questo continuo agire? È possibile porre un limite alla nostra soddisfazione personale?

Credo l’uomo non sia mai soddisfatto di se stesso.

Dall’altra parte sta allora la religione. Una tensione verso qualcosa di più grande, un amore infinito e una sapienza infinita.

Provo a riflettere allora. Guardo dentro di me, ma non trovo mai un livello di soddisfazione definitivo e assoluto. Le azioni che posso ancora compiere sono  infinite, ce n’è di strada da percorrere. E allora guardo al di fuori di me, mi metto a guardare il cielo, ma anche là ci trovo l’infinito.

Così, in bilico tra finito e infinito, mi domando dove l’uomo moderno possa trovare veramente pace a se stesso. E lo trovo affascinante.

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Commenti

Affascinante ma anche un po’inquietante, e lo è ancora di più se si pensa che non molti sono consapevoli di questo fatto.
Mi viene da chiedere a che limiti si arriverà, cercando di soddisfare questa… insicurezza.

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